venerdì 15 febbraio 2008

Sempre e ancora desiderio...

"Così il desiderio che ha l'uomo di amare è infinito non per altro se non perché l'uomo si ama di un amore senza limiti. E conseguentemente desidera di trovare oggetti che gli piacciano, di trovare il buono (intendendo per buono anche il bello, e tutto ciò che affetta gradevolmente qualunque delle nostre afcoltà); desidera dunque di amare, ossia di determinarsi piacevolmente verso gli oggetti. E lo desidera senza confini, tanto rispetto al numero di questi oggetti, quanto rispetto alla misura della loro bontà, amabilità, piacevolezza. Questo è desiderio innato, inerente, indivisibile dalla natura non solo dell'uomo, ma di ogni altro vivente, perché è necessaria conseguenza dell'amor proprio, il quale è necessaria conseguenza della vita. ma non prova che la facoltà di amare sia infinita nell'uomo: e così ol desiderio infinito di conoscere non prova che la sua facoltà di conoscere sia infinita: prova solamente che il suo amor proprio è illimitato o infinito. E infatti come si potrà dire che la facoltà nostra di conoscere o di amare sia infinita? - Ma noi possiamo conoscere un bene infinito ed amarlo. - Bisognerebbe che lo potessimo conoscere infinitamente ed amare infinitamente. Ma non lo possiamo né conoscere né amare, se non imperfettissimamente. Dunque la nostra cognizione e il nostro amore, benché cadano sopra un Essere infinito, non sono infinite, né possono mai essere. Dunque le nostre facoltà di conoscere e di amare sono essenzialmente ed effettivamente limitate come facoltà di agire fisicamente, perché non sono capaci né di cognizione né di amore infinito, né in numero né in misura, come non siamo capaci di azione infinita fisica. (...) Dunque il nostro desiderio infinito di conoscere (cioè concepire), e di amare, non può essere mai soddisfatto dalla realtà, ossia da questo che la nostra facoltà di conoscere e di amare possieda realmente un oggetto infinito, in quanto è infinito, e in quanto non si possa mai possedere (altrimenti la possessione non sarebbe infinita): ma solamente può esser soddisfatto dalle illusioni (o false concezioni, o false persuasioni di conoscenza e di amore, e di possesso e di godimento) e dalle distrazioni ovvero occupazioni: due grandi istrumenti adoperati dalla natura per la nostra felicità" (8 Decembre 1820)

Giacomo Leopardi, ZIBALDONE


muble, muble :)

Nessun commento: